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Emergenze in mare: riconoscerle e gestirle con competenza

Le emergenze in mare non si gestiscono quando accadono, si gestiscono prima che accadano, la prevenzione è fondamentale. La differenza tra un incidente risolto e una tragedia sta nella preparazione preventiva, nella prontezza di reazione e nella capacità di mantenere lucidità sotto pressione. Conoscere le procedure corrette e averle praticate in condizioni controllate può fare la differenza quando ogni secondo conta.

Questo articolo esplora come riconoscere una vera emergenza, quali sono le procedure base da conoscere assolutamente e quando è il momento di chiedere aiuto esterno. La formazione ciclica sulla sicurezza non è un optional, ma una responsabilità verso se stessi e il proprio equipaggio oltre ad avere tutti gli strumenti e accessori di sicurezza per legge a bordo, ma anche quelli altamente consigliati nonostante non siano obbligatori.

Emergenza vera o problema gestibile: saper distinguere

La prima competenza di un comandante è saper valutare la gravità di una situazione. Non tutto ciò che va storto è un’emergenza. Un winch (argano per manovrare le scotte) bloccato durante una virata è un problema tecnico, una deriva fuori controllo con equipaggio inesperto può diventare un’emergenza. La differenza sta nella combinazione di fattori: condizioni meteo, capacità dell’equipaggio, distanza dalla costa, riserve di sicurezza disponibili.

Una regola fondamentale: se si ha il controllo della barca e nessuno è in pericolo immediato, non è ancora un’emergenza. È un problema da risolvere con metodo. Il panico trasforma problemi gestibili in emergenze reali, mentre la lucidità mantiene tutto nella giusta prospettiva.

corsi di sicurezza in mare dedicano sessioni specifiche alla simulazione di scenari ambigui proprio per allenare questa capacità di valutazione, perché nei primi trenta secondi di una situazione critica si decide spesso l’esito finale.

Uomo a mare: i primi sessanta secondi sono decisivi

L’uomo a mare (MOB – Man Over Board) è l’emergenza che non perdona errori. Quando qualcuno cade in acqua, ogni secondo conta. La procedura che salva vite si articola in quattro azioni immediate e simultanee:

  • Grido di allarme: Chi vede la persona cadere deve gridare “UOMO A MARE” ad alta voce, ripetutamente. 
  • Lancio salvagente e registrazione posizione: Lanciare immediatamente un salvagente anulare (ciambella) o un dan buoy (boa galleggiante con asta e bandiera) il più vicino possibile alla persona. Premere contemporaneamente il tasto MOB sul GPS/chartplotter per registrare la posizione esatta.
  • Designazione di una vedetta: Un membro dell’equipaggio deve avere un solo compito: puntare il braccio verso la persona in acqua e non perderla di vista mai. Anche se gli viene chiesto di fare altro, deve continuare a puntare. Di notte o con mare mosso, perdere di vista una persona significa spesso non ritrovarla.
  • Manovra di recupero: Le tecniche di recupero sono diverse (quick stop, figura a otto, Williamson turn…..) e richiedono padronanza acquisita con la pratica ripetuta, non con la sola teoria.

Il recupero uomo a mare non si improvvisa. Le manovre vanno provate ciclicamente, in condizioni diverse, fino a diventare automatiche. I corsi specialistici sul recupero uomo a mare offerti dalla Lega Navale di Santa Marinella a Roma permettono di simulare recuperi diurni, notturni, con mare formato e con equipaggio ridotto, perché ogni variabile cambia completamente l’approccio.

Incendio a bordo: tre minuti per decidere tutto

L’incendio su una barca in vetroresina o legno è una delle emergenze più pericolose. I materiali compositi moderni bruciano rapidamente, sviluppando fumi tossici in spazi confinati. La regola fondamentale è valutare in tre minuti se l’incendio è controllabile, altrimenti preparare l’evacuazione.

Procedura immediata per l’incendio a bordo:

  1. Mettere l’equipaggio in sicurezza
  2. Mettere l’incendio e il fumo sotto vento
  3. Chiudere le bombole del gas e spegnere il quadro elettrico generale
  4. Chiudere l’afflusso di carburante al motore
  5. Verificare il tipo di incendio e le cause
  6. Lanciare un PAN PAN
  7. Valutare e attuare una strategia per risolvere l’incidente
  8. Se utilizziamo un estintore e ne abbiamo di diversi tipi cerchiamo di usare quello corretto in base alla classe di incendio: 
  9. CO2 per incendi di gas, liquidi infiammabili o impianti elettrici, a schiuma per solidi o liquidi, a polvere che è quello più in uso sulle imbarcazioni da diporto che va bene (anche se in alcuni casi non ottimale) per tutte le classi di incendio
  10. Mai usare acqua su incendi elettrici o di carburante
  11. Se l’incendio è in sala macchine, chiudere tutti i passaggi d’aria per soffocare l’incendio
  12. Se valutiamo che l’incendio non sarà domabile, non perdiamo tempo e prepariamoci ad abbandonare l’imbarcazione.

Quando l’incendio è fuori controllo

Se dopo tre minuti le fiamme non diminuiscono o i fumi invadono la barca, è il momento di preparare l’evacuazione. Indossare i giubbotti, preparare la zattera di salvataggio, lanciare il MAYDAY via radio. La prudenza salva vite più dell’orgoglio.

Il corso sulla gestione delle emergenze include simulazioni realistiche di incendio con estintori veri e scenari di evacuazione, perché sapere dove sono gli estintori non basta: bisogna saperli usare sotto stress, al buio, con la barca che sbanda.

Falla a bordo: quando il mare entra dove non dovrebbe

Una falla (apertura nello scafo che permette infiltrazioni d’acqua) può derivare da un impatto, dal cedimento di un passascafo (valvola che attraversa lo scafo) o da molte altre difficili situazioni da prevedere. La priorità assoluta è rallentare l’ingresso d’acqua mentre si pompa fuori quella già entrata.

Azioni immediate per la falla a bordo:

  • Mettere l’equipaggio in sicurezza
  • Individuare il punto esatto dell’infiltrazione
  • Verificare il tipo di Falla e le cause
  • Lanciare un PAN PAN
  • Adottare una strategia
  • Tappare temporaneamente la falla dall’interno con cuscini, strofinacci, coperte pressati e puntellati.
  • Se abbiamo la giusta attrezzatura possiamo anche tappare la falla dall’esterno
  • Attivare le pompe di sentina (sia elettriche che manuali)
  • Se la falla è importante, far svuotare tutto l’equipaggio con secchi, bacinelle, qualsiasi contenitore, l’obiettivo è di ridurre l’ingresso dell’acqua e far rimanere il più tempo possibile l’imbarcazione a galla.
  • Valutare se possiamo rientrare al porto più vicino per farci dare assistenza o se dobbiamo abbandonare l’imbarcazione.

Tecnica del tamponamento

Per una falla di medie dimensioni, il sistema più efficace è il “cuscino sotto pressione”: si preme un cuscino o uno strofinaccio arrotolato contro la falla dall’interno e lo si mantiene in posizione con un puntello (un remo, un tangone, qualsiasi asta rigida) bloccato contro la paratia (muro divisorio interno) opposta. Questo rallenta enormemente l’infiltrazione.

Gestire una falla seria richiede sangue freddo, organizzazione dell’equipaggio e conoscenza di tecniche avanzate che non si possono apprendere solo dalla teoria. Serve pratica guidata, simulazioni, esperienza in ambiente controllato. Per questo la formazione specialistica sulla sicurezza in mare è determinante per gestire queste situazioni.

Avaria al timone: navigare senza controllo della direzione

Perdere il timone (per rottura del sistema di governo o del quadrante) significa perdere il controllo della direzione. È un’emergenza seria ma gestibile se si conoscono le tecniche di navigazione d’emergenza.

Soluzioni temporanee per il timone in avaria:

  1. Mettere l’equipaggio in sicurezza
  2. Valutare il tipo di avaria (Frenelli, Perdita della pala…..)
  3. Lanciare un PAN PAN
  4. Adottare una strategia
  5. Costruire un Timone di fortuna con il materiale di bordo.
  6. Governo con le vele: agendo sull’equilibrio del centro velico
  7. Ancora galleggiante a traino: trascinata da un lato può aiutare a curvare la traiettoria
  8. Dirigersi verso il porto più vicino e farci dare assistenza

Queste tecniche esistono e funzionano, ma richiedono pratica e confidenza che si acquisiscono solo sperimentando. Il corso sull’ancora galleggiante e i corsi avanzati skipper permettono di esercitare queste manovre in condizioni controllate prima di doverle applicare in emergenza reale.

Incaglio: quando si tocca il fondo

Incagliarsi (toccare il fondo con la deriva o la chiglia) capita anche ai navigatori esperti, soprattutto in zone con fondali variabili. La reazione dipende dal tipo di fondale, dallo stato della marea e dalle condizioni del mare.

Cosa fare per disincagliare l’imbarcazione:

  1. Stop immediato: mettere in folle il motore per non danneggiare l’elica e se stiamo su un fondale sabbioso spegnere il motore per evitare di aspirare la sabbia
  2. Valutare la situazione: mare calmo o formato? Marea crescente o calante? Fondale sabbioso o roccioso?
  3. Con marea crescente e fondale morbido: aspettare che la marea salga
  4. Con marea calante: disincagliare immediatamente o si rimane bloccati per ore

Tecniche di disincaglio:

  1. Sbandare la barca (far passare tutto l’equipaggio da un lato) per ridurre il pescaggio
  2. Motore in retromarcia delicata
  3. Dare fondo all’ancora lontano all’incaglio e salparla con il winch per tirarsi fuori

Ogni incaglio è diverso. Anche in questo caso la formazione pratica e l’esperienza guidata fanno la differenza tra un disincaglio rapido e danni seri allo scafo.

Emergenza medica: quando serve il primo soccorso

Un membro dell’equipaggio che si infortuna gravemente o ha un malore rappresenta un’emergenza di tipo diverso. Non servono manovre nautiche, serve primo soccorso competente e comunicazione efficace con i soccorsi sanitari.

  • Kit medico a bordo: Ogni barca ha un kit di primo soccorso adeguato alla navigazione prevista, nella cassetta medica troviamo: materiale per medicazioni, disinfettanti, antidolorifici, farmaci contro il mal di mare, materiale per immobilizzare fratture etc…..
  • Comunicazione con il CIRM: In caso di emergenza medica grave, il Centro Internazionale Radio Medico (CIRM) fornisce consulenza medica via radio. Saper descrivere sintomi in modo preciso e seguire le istruzioni è fondamentale per garantire l’assistenza corretta fino all’arrivo dei soccorsi.

La formazione sul primo soccorso in mare è specialistica e va aggiornata regolarmente. Non è materia da improvvisare. Per questo motivo La Lega Navale di Santa Marinella invita i propri associati a frequentare ciclicamente i corsi di primo soccorso a bordo e B.L.S.D. 

Infatti tutte le procedure tecniche non servono se l’equipaggio va nel panico. Gli aspetti psicologici della gestione delle emergenze sono fondamentali quanto la tecnica. Per questo i corsi dedicano sessioni specifiche alla psicologia in barca e alla gestione dello stress in situazioni critiche.

La leadership in emergenza si basa su tre principi fondamentali:

  • Comunicazione chiara: ordini brevi, precisi, verificati. “Marco, prendi l’estintore in cabina di prua e portalotalo qui” è più efficace di “qualcuno prenda un estintore”.
  • Delega di compiti specifici: ogni persona deve avere un compito preciso. Chi non ha competenze tecniche può svuotare acqua, tenere d’occhio qualcosa, tranquillizzare chi è spaventato.
  • Mantenere la calma: il comandante che urla e si agita trasmette panico. Voce ferma, decisioni rapide, tranquillità apparente anche quando la preoccupazione è elevata.

Quando l’incidente diventa emergenza, quindi richiesta di soccorso

Saper riconoscere quando le proprie capacità sono superate è saggezza, non debolezza. Se una situazione sta degenerando nonostante gli sforzi corretti, è il momento di chiamare il soccorso. Meglio un MAYDAY preventivo che uno tardivo.

Criteri per richiedere soccorso esterno:

  1. Situazione fuori controllo nonostante le procedure corrette
  2. Rischio imminente per la vita di persone a bordo
  3. Danni allo scafo che compromettono la galleggiabilità
  4. Impossibilità di navigare verso un porto sicuro
  5. Condizioni meteo in rapido peggioramento con barca danneggiata

Le procedure di comunicazione via radio, i canali da usare, le informazioni da fornire e le aspettative sui tempi di arrivo dei soccorritori sono argomenti che meritano un approfondimento dedicato. 

La formazione continua: investimento sulla sicurezza

Conoscere teoricamente come funziona il recupero uomo a mare è una cosa. Provarlo in condizioni reali con mare formato, vento, equipaggio ridotto, di notte, è completamente diverso. Servono entrambe ovviamente, ma la pratica è indispensabile. Il corpo deve memorizzare i movimenti, la mente deve abituarsi a decidere sotto stress, l’equipaggio deve coordinarsi senza pensarci.

Perché frequentare corsi di aggiornamento ciclicamente:

  • Le competenze pratiche si deteriorano: senza pratica per un anno si perde rapidità e sicurezza
  • I materiali evolvono: nuove dotazioni, nuove tecniche, nuove normative
  • Ogni corso espone a scenari diversi che arricchiscono l’esperienza
  • Il confronto con istruttori esperti e altri navigatori amplia la visione

I corsi di sicurezza in mare della Lega Navale sez. Santa Marinella a Roma affrontano queste emergenze con simulazioni pratiche, equipaggiamenti reali, scenari progressivi di difficoltà. Non è teoria astratta ma addestramento concreto, quello che fa la differenza quando si è soli in mezzo al mare con un problema da risolvere.

Qual è l'emergenza più frequente in barca?

L’emergenza più comune è l’avaria al motore, seguita dall’uomo a mare e dagli incagli. Le statistiche della Guardia Costiera mostrano che la maggior parte delle richieste di soccorso deriva da avarie meccaniche in zone affollate o con condizioni meteo in peggioramento. Con manutenzione preventiva e formazione adeguata, la maggior parte di queste situazioni si può evitare o gestire autonomamente.

Come capire se una situazione richiede il MAYDAY o si può gestire autonomamente?

Se c’è pericolo immediato per la vita di persone a bordo, il MAYDAY va lanciato senza esitare. Se la situazione è seria ma controllata (avaria senza rischio imminente), si usa il PAN PAN. In caso di dubbio, è sempre meglio allertare i soccorsi in anticipo che aspettare che la situazione degeneri. La Guardia Costiera preferisce un falso allarme a un soccorso tardivo.

Si può imparare a gestire le emergenze solo dalla teoria?

No. La teoria è fondamentale per capire le procedure, ma senza pratica reale rimane solo conoscenza astratta. Gestire un’emergenza richiede memoria muscolare, prontezza di riflessi, capacità di coordinare l’equipaggio sotto stress. Queste competenze si acquisiscono solo con simulazioni pratiche guidate da istruttori esperti. I corsi di sicurezza in mare trasformano la conoscenza teorica in competenza operativa.

Ogni quanto tempo vanno rifatti i corsi di sicurezza?

È consigliato rifare almeno un corso di sicurezza ogni 2-3 anni. Le competenze pratiche si deteriorano rapidamente se non vengono mantenute. Inoltre, dotazioni e procedure evolvono, e il confronto periodico con istruttori e altri navigatori permette di mantenere alta la preparazione. Molti skipper professionisti rifanno i corsi di sicurezza annualmente.

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